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Osteopatia

D.O. Paolo Guglielmin



Il termine Osteopatia, dal greco osteon (osso) e pathos (sofferenza), fu introdotto in campo medico dal dottor Andrew Taylor Still per definire quelle disfunzioni organiche, funzionali o strutturali che coinvolgono l’apparato muscolo-scheletrico sotto forma di tensione miofasciale e pertanto causa di alterato allineamento postulare. Riteneva il corpo umano capace di curarsi da sé, e che il compito del medico fosse quello di rimuovere ogni impedimento alle normali funzioni di ogni individuo. Promuoveva uno stile di vita e un’alimentazione salutare e usava tecniche manipolative per migliorare le funzioni fisiologiche. Still diede alla sua nuova scuola medica il nome di “osteopatia”, pensando che l’osso (osteon) fosse il punto di partenza dal quale si dovesse accertare la causa delle condizioni di patologia. La sua filosofia si basava sulla comprensione dell’integrazione tra corpo, mente e spirito, l’interrelazione tra struttura e la sua funzione, e la capacità del corpo di guarirsi da solo quando meccanicamente in salute.

L’Osteopatia non può essere solo definita una tecnica o un insieme di tecniche manuali, essa assume il carattere di un approccio globale al paziente stabilito da un profondo ragionamento sull’anatomia e sulla fisiologia.

PRINCIPI DELL’OSTEOPATIA
Il corpo è una unità. La persona è un essere indivisibile che per essere valutato e compreso deve essere analizzato nel rispetto della sua interezza. Tutti i sistemi (cardio-circolatorio, nervoso, digerente, endocrino, muscolo-scheletrico, ecc..) sono sempre in relazione tra loro. Essi lavorano insieme, si integrano e si correlano reciprocamente.
Struttura e la funzione sono reciprocamente interrelate. La Struttura e la Funzione di ogni parte del corpo sono degli aspetti inscindibili: ovvero la costituzione di una struttura non è altro che la materializzazione di un’esigenza funzionale, così come lo scopo di una struttura è l’ovvia conseguenza della forma che ha assunto… L’Osteopatia impara a concentrarsi sui “processi” e sulle “relazioni”…e non più soltanto sulla semplice forma, acquisendo in tal modo una “potenzialità terapeutica” del tutto nuova e ricca.
Il ruolo dell’arteria è supremo. Still sosteneva che il sangue è il mezzo di trasporto di tutti gli elementi che permettono e assicurano il mantenimento dell’omeostasi cellulare e quindi dello stato di salute. Di conseguenza ogni perturbazione del flusso sanguigno e arterioso, con conseguente stasi e ischemia nelle zone irrorate (sia in loco che a distanza), predispone il terreno all’instaurarsi della malattia.
La risultante di questi tre punti è l’Autoguarigione.

In osteopatia non è il terapeuta che guarisce, ma il suo ruolo è quello di eliminare gli “ostacoli” alle vie di comunicazione del corpo al fine d permettere all’organismo, sfruttando i propri fenomeni di auto-regolazione, di raggiungere la guarigione. La natura ci ha provvisti di tutto. Abbiamo il nostro sistema di difesa contro i microbi: ne respiriamo milioni ogni giorno senza ammalarci. Siamo capaci di autoregolare le nostre funzioni a seconda delle necessità; se ci feriamo riusciamo a riparare i tessuti rigenerando le cellule. Per questo è necessario che le nostre cellule ricevano tutto ciò di cui hanno bisogno per funzionare e riprodursi e che possano liberarsi dalle sostanze di rifiuto. In pratica bisogna che il sangue, la linfa e tutti i liquidi corporei che trasportano sostanze nutritive e sostanze di rifiuto possano circolare liberamente senza ostacoli. E’ necessario che vi sia integrità del sistema di regolazione neurologico, ormonale, circolatorio, ma anche dell’ossatura e di tutti i tessuti al fine di conservare la possibilità di movimento.

LE TECNICHE UTILIZZATE
Ogni persona presenta caratteristiche fisiologiche e anatomiche uniche, come uniche sono le limitazioni di mobilità e disfunzioni osteopatie presenti nella struttura umana. In base a queste differenze ogni trattamento osteopatia può avvalersi, a discrezione del terapista, di una serie di tecniche manuali aventi come principio comune la liberazione della struttura.
Le tecniche possono essere riassume in:

  • tecniche osteopatiche strutturali 
  • tecniche osteopatiche craniali 
  • tecniche osteopatiche viscerali 
  • tecniche osteopatiche fasciali

Le tecniche strutturali sono definite tali poiché ristabiliscono la mobilità della struttura ossea, correggendo le posizioni spaziali delle articolazioni secondo i loro assi di movimento. La specificità e la rapidità delle manipolazioni consente, più o meno a breve scadenza, il recupero della mobilità articolare. Hanno una forte influenza neurologica, oltre che puramente meccanica, in quanto favoriscono l’emissione di corretti impulsi dalle e alle terminazioni della parte trattata.

Le tecniche craniali trovano la loro origine all’inizio del XX secolo quando William Garner Sutherland scoprì che le ossa del cranio si muovevano durante la crescita ed erano strutturate proprio per permettere il movimento. Contrariamente ai concetti “classici” che considerano il cranio come un contenitore insensibile e ossificato, per l’osteopatia rappresenta una struttura importante il cui funzionamento contribuisce a mantenere la migliore omeostasi del corpo. Il cranio è composto da diverse ossa incastrate tra loro secondo una disposizione particolare. Ognuna di loro possiede dei micro movimenti che avvengono su determinati assi e piani. L’intera scatola cranica è come un meccanismo a ingranaggi che possiede movimenti di espansione e di detrazione in 8 - 12 cicli al minuto. Questo meccanismo è mosso da forze interne dovute sia alla contrazione-ritrazione delle cellule cerebrali sia all’alternanza delle fasi di produzione/assorbimento del liquido encefalo rachidiano. Il mezzo con cui questo movimento si trasmette sono le membrane di tensione reciproca ovvero la duramadre (uno degli strati meningei). Essa prende inserzione su alcuni punti all’interno del cranio, nel canale rachideo a livello delle prime vertere cervicali e poi a livello dell’osso sacro. Data l’inestensibilità della duramadre, si crea un collegamento meccanico tra cranio e sacro. Se le tensioni a livello duramerico non sono ben equilibrate, si possono avere ripercussioni sull’assetto vertebrale, neurologico vegetativo e vascolare della scatola cranica.
Questo può provocare cefalee, emicranie, problemi oculari, occlusali, disequilibri neurovegetativi che si ripercuotono a distanza sui visceri, alterazioni della  “postura”, ernie discali. Con queste tecniche si agisce oltre che sulla sfera cranica, in generale sulla vitalità dell’organismo, qualità fondamentale che permette agli esseri viventi di reagire con efficacia agli eventi di disturbo provenienti dall’ambiente esterno e da quello interno.

Il trattamento viscerale rappresenta un aspetto relativamente nuovo nella pratica delle medicine manuali. Non tanto nella conoscenza delle influenze che organi e viscere possono avere sulla nostra postura e quindi sul sistema muscolo-scheletrico, quanto sulla possibilità di mobilizzare direttamente le strutture che causano limitazioni di mobilità. Gli organi e i visceri in buona salute possiedono un movimento fisiologico che si può dividere in due componenti:
la mobilità viscerale, cioè il movimento dei visceri in risposta al movimento volontario del diaframma nella respirazione
la motilità viscerale che rappresenta il movimento intrinseco dell’organo stesso.
I visceri sono in rapporto con la struttura scheletrica attraverso legamenti e connessioni fasciali, e per questo organi come utero, vescica, stomaco e fegato possono creare sintomatologie dolorose alla colonna vertebrale e alle grandi o piccole articolazioni. Le cause di questa riduzione di mobilità e motilità delle strutture viscerali sono diverse: patologie, infezioni, aderenze cicatriziali post chirurgiche, traumi, stress, ecc. Applicando delle tecniche dolci e specifiche, l’osteopatia permette all’organo di trovare la sua fisiologia naturale e riportare il corpo alla sua migliore omeostasi.
Il coro umano è collegato al suo interno da un reticolo di tessuto connettivo, la fascia.

La fascia connettivale circonda e avvolge ogni struttura corporea. Ogni osso, muscolo, organo e ogni vaso sanguigno linfatico è circondato da un sottile strato di tessuto connettivo con il compito di sostenerlo e proteggerlo. La dinamica cinetica propria delle fasce si esprime nel corpo ed è rilevabile dalla mano sensibile dell’osteopata. Servendosi della propria capacità palpatoria, l’osteopata potrà percepire e servirsi di questa dinamica cinetica rilevando le disfunzioni presenti nel corpo, anche a distanza dal punto di contatto in cui egli ha stabilito lo stesso. La metodica fasciale, permette di operare diagnosi e trattamento nello stesso momento.

Le principali applicazioni sono:

Sistema muscolo-scheletrico
- Dolori articolari, tendinite, fibromialgie, cervicalgie, dorsalgie, lombalgie, dolori intercostali, dolori al coccige, coxartrosi, gonartosi metatarsalgie, dolore calcinare, periostiti, nascite plantare, dolori a seguito di un trauma importante (es. incidente stradale).
Sistema neurologico - Sciatica, crurali, nevralgie cervico-brachiali, nevralgie facciali, sindrome del tunnel carpale, neuropatie da compressione, ecc. 
Sistema neurovegetativo - Stress, stati ansiosi, depressivi, irritabilità, turbe del sonno, senso di oppressione, ecc.
Sistema circolatorio - Problemi circolatori agli arti inferiori e superiori, congestioni venose, emorroidi, palpitazioni, tachicardia, alcune ipertensione arteriose.
Sistema digestivo - Acidità gastrica, ernia natale, turbe digestive, diarrea, colite spastica, ecc.
Cranio e ORL - Cefalee, emicranie di vari origine, disturbi dell’articolazione tempero-mandibolare, dolore agli occhi, disturbi di convergenza e di messa a fuoco, sinusiti, finiti, vertigini, otiti, ronzii.
Osteopatia e gravidanza - Sindrome post-partum, sciatiche e crurale post-partum, cistiti post-partum, dolori funzionali del piccolo bacino.
Osteopatia e neonati - Durante il parto i neonati sono sottoposti a notevoli stress. Il cranio subisce notevoli forze compressive e grazie alla sua elasticità riesce quasi sempre a riarmonizzati le tensioni intracraniche durante il periodo successivo. Il parto diventa problematico quando è troppo lento, oppure troppo veloce, o nel caso di altre complicazioni (esempio l’uso del forcipe). Sono trattate le seguenti problematiche: disturbi del sonno, reflusso gastro-esofageo, coliche infantili, infezioni croniche respiratorie, allergie, eczemi, dislessia, stati di iperattività, problemi digestivi, problemii ORL, ecc. Manifestazioni ricorrenti nel neonato dopo la nascita: disturbi del sonno, agitazione, rigurgiti, coliche, ecc.

www.paologuglielmin.com
 
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